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Posted on : Πέμπτη 14 Μαΐου 2026 [ 0 ] comments Label:

Fine della storia e speranza - David Bidussa

by : tinakanoumegk

 

Fine della storia e speranza

12 Maggio 2026

Nel capitolo conclusivo di La fine della fine della storia, Gabriele Segre insiste su un criterio (o forse meglio su un principio): quello della speranza.

L’idea di fondo identifica nella speranza un «principio di movimento», un tendere a qualcosa, un «andare verso», e quindi non un atteggiamento passivo, bensì attivo, dinamico. Questa almeno la lezione che ci consegna Ernest Bloch che Gabriele Segre implicitamente riprende nel suo capitolo finale quando si tratta di trarre delle conclusioni da un percorso di riflessioni che al lettore non lascia molti strumenti per pensare positivamente al futuro.

La speranza non è la certezza di un codice, né di un percorso che garantisce il domani; piuttosto, scrive Segre, dobbiamo “accettare che non siamo ancora in grado di concepire la prossima epoca in cui vivremo, perché i passaggi che ci condurranno a essa sfuggono alla nostra comprensione.”

“Siamo – conclude – come antichi romani che conoscono la ruota e posseggono la giusta tecnologia, ma non possono ancora immaginare una bicicletta”.

In questo profilo si origina la condizione di speranza che, appunto, non è possedere un canone di futuro (in questo sta la differenza sostanziale con il Candido di Voltaire, convinto che nonostante tutto, alla fine tutto andrà per il meglio e che viviamo nel migliore dei mondi possibili), ma è la risposta per tentare di descriverne un percorso, come suggerisce appunto Ernst Bloch nel suo Il principio speranza.

Come ha detto una volta il filosofo Remo Bodei, la speranza “prima di tutto non è certezza (..), ma è un tendere, un andare verso. Bloch parla di speranza concreta o di utopia concreta volendo dire due cose: da un lato che l'utopia, la speranza, l'attesa di un mondo migliore, non possono essere affidate soltanto alla "corrente fredda", cioè all'idea che la razionalità si faccia spazio da sola. Non basta, infatti, enunciare una cosa vera perché questa cosa vera penetri nella testa degli uomini. D'altro lato Bloch cerca di temperare questa «corrente fredda» con una «corrente calda», cioè non basta mobilitare gli uomini per raggiungere certi effetti, per credere che questa mobilitazione vada in una direzione accettabile”.

È il profilo su cui lavora complessivamente Segre in questo libro e che dichiara esplicitamente fin dalle prime pagine: “questo libro, – precisa – non parla di soluzioni, semmai di cosa serve per arrivarci”. Una condizione – quella di non proporre soluzioni, che discende dal tempo che per Segre si è inaugurato più che con il crollo del Muro di Berlino, con la narrazione che quella scena ha generato. Ovvero una visione ottimistica che si fissa nel titolo del libro di Francis Fukuyama (La fine della storia e l’ultimo uomo) che più di tutti ha fornito il vocabolario a quella narrazione o che si era comunque prestato a dare forma a «quel sogno».

Sogno fondato sulla convinzione che nel sistema liberaldemocratico e in alcuni paesi (U.S.A., Europa Occidentale, etc.) si stesse assistendo alla fine degli anni ’80 del secolo scorso già a una fase "post-storica", mentre altre parti del mondo sarebbero state ancora in una fase storica più o meno avanzata, ma comunque sempre inquadrabile nell'ambito del percorso già compiuto dalle liberaldemocrazie occidentali.

Si trattava dunque di attendere o di mettersi nella condizione di un futuro che era già dato.

«La fine della storia», osserva Segre, “ci ha consegnato una cultura della immobilità soddisfatta dell’esistente. Una volta che si assume il tempo presente come “il massimo possibile, non resta che viverlo e basta”.

Ne è conseguito, scrive Segre “che ci siamo sentiti talmente appagati delle conquiste ottenute e sicuri delle nostre certezze, da concederci un lungo, meritato riposo. Salvo poi scoprire, al risveglio, di aver dormito troppo e che il morbido giaciglio su cui ci eravamo adagiati era scomparso”.

Trent’anni dopo quello scenario di futuro più che come un mito si presenta come una costruzione falsa. La sensazione è quella di vivere un tempo in cui è scomparsa la dimensione del futuro o ancora meglio: un tempo in cui la preoccupazione del presente ha accantonato la possibilità di pensare il futuro come possibile miglioramento.

Il tempo attuale dunque è prima di tutto timore che il futuro sia ancora peggio. Perciò che sia meglio non pensarlo.

Due sono gli effetti che sottolinea Segre: da una parte una nostalgia del passato, fatto di «posto fisso», tutele, e, soprattutto, «gerarchie»; in una parola: «ordine». Dall’altra l’erezione di muri contro qualsiasi cambiamento (comprese le sfide indotte dal cambiamento climatico avvertito come un fastidio e interpretato come un «complotto»).

Quando è cominciata questa condizione?

Nelle date che si scelgono, più che una ricerca di spiegazione, sta l’indizio di una soluzione auspicata o della scelta di non porsi il problema. Ovvero di cogliere l’evento come la risposta che dà ragione alla visione di domani già pensata ieri.

È significativo il secondo dopoguerra, segnato da un codice di patto tra contraenti che mirano allo sviluppo in relazione a una scelta di impegno contro un nemico perseguita e vinta. Ognuno dei contraenti (così come era stato al Congresso di Vienna nel 1815) non mette in discussione il sistema politico del partner anche se opposto al proprio. Questo non significa che prima di quella scena simbolica del 9 novembre 1989 non ci fossero state avvisaglie di uno sgretolamento del patto su cui si era fondato il secondo dopoguerra.

All’inizio degli anni ‘90 è stato lo storico Charles S. Maier a definire il concetto di fine del dopoguerra individuando negli anni ’80, ovvero nel decennio precedente, il momento in cui i due poli protagonisti della edificazione del secondo dopoguerra entrano, per motivi diversi e con percorsi distinti, in crisi. Da una parte il blocco comunista come crollo di sistema; dall’altra il sistema occidentale, che pure sembra vincente, inizia a registrare processi, scrive Maier, “di malessere generalizzato nei confronti delle istituzioni”.

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Nei fatti è questa la parabola. E certamente il crollo del muro segna simbolicamente la fine del Secondo dopoguerra. Ci sono altre date che segnano progressivamente la scomposizione di quel quadro su cui vorrei richiamare l’attenzione, anche per non risolvere quella crisi solo in “evento battaglia” ma coglierne gli elementi di lenta disgregazione, Sono tutti eventi che cronologicamente si collocano prima del 9 novembre 1989.

Nell’ordine:

  • 15 agosto 1971, ovvero il giorno in cui crolla il sistema di Bretton Woods, ovvero il sistema che dal luglio 1944 ha stabilito il sistema monetario internazionale post-bellico ancorando le valute al dollaro statunitense, a sua volta convertibile in oro;
  • 17 ottobre 1973, ovvero lo shock petrolifero (di nuovo il tema è come prendere la misura di un diverso modello energetico capace di favorire sviluppo);
  • 1° febbraio – 30 marzo 1979 il tempo compreso tra l’arrivo di Ruḥollāh Moṣṭafāvī Mōsavī Khomeynī a Teheran e il giorno in cui con le elezioni politiche è assegnato al progetto di Khomeini la piattaforma di riscrittura dell’identità collettiva iraniana.

Se le prime due date includevano prendersi carico di pensare un diverso modello di sviluppo industriale (non ultima tutta la questione della sostenibilità che ancora una volta in queste settimane di crisi del petrolio si ripresenta come “emergenza” e non come cultura dello sviluppo), la terza data ha anche un altro significato. Ciò che entra in questione con lo scenario che si inaugura il 30 marzo 1979 non è solo più il progetto di superamento del sistema occidentale. Ovvero l’idea che il futuro non è quello segnato dal modello occidentale: qui del resto sta uno dei primi segnali profondi del misunderstanding sulla “fine della storia”, sottolinea Segre.

A differenza del paradigma rivoluzionario che ha avuto corso nel Novecento (compresi tutti i processi di decolonizzazione e di liberazione anticoloniale che hanno caratterizzato il periodo dagli anni ’40 e ai ’60 del Novecento) lo scenario che si inaugura il 30 marzo 1979 ha come luogo generativo il rifiuto del concetto di prosperità/sviluppo su cui si è costruito il percorso di emancipazione proprio delle insorgenze sociali e politiche.

Ora la rivolta implica l’estraneità e la contrapposizione in nome di un codice teologico, prima ancora che politico, che si presenta non solo come opposto, ma soprattutto estraneo e alternativo a quello su cui si sono definiti benessere e emancipazione (sociale, politica, culturale, …) a partire dal «primo Ottantanove». Quello schema si serve del linguaggio del riscatto proprio di tutto il processo di decolonizzazione, ma contemporaneamente adotta il linguaggio della non contaminazione. La conseguenza è l’arresto di tutto il processo di universalismo cui alludeva la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ovvero il testo fondativo di una idea di comunità siglato il 10 dicembre 1948.

Riaprire quel percorso, dare benzina a quel processo è possibile, sostiene Segre, proprio se si assume la speranza come un percorso. Dove l’idea base è che il futuro non si improvvisa, ma nasce “da ciò che ciascuno porta con sé e mette in comune”.

Non si tratta di piangere il mondo che avevamo immaginato e che non si realizzerà, ma di accettare che abitiamo un luogo scomodo, nel quale volenti o nolenti dovremo restare. Se la storia è ricominciata, non possiamo più chiederci «quando torneremo alla normalità», ma «come faremo ad abitare un tempo che non promette certezze».

Il dopoguerra del resto nasce esattamente da questa condizione: di fronte allo scenario della devastazione avvenuta era possibile pensare, ma anche «credere», il domani solo investendo in termini di speranza. Ovvero proponendo un patto. Lo scenario attuale sembra intenzionato a muoversi in direzione «ostinata e contraria». È un percorso di futuro solo a parole, dice Segre. In realtà è una consolazione per non farsi domande e rimanere avvitati al presente.

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by : tinakanoumegk

12 Maggio 2026


Foto di ELLA DON su Unsplash

Guerra e caos. Così si presenta il capitalismo dopo la sua evoluzione più recente, che ha condotto a una parziale differenziazione rispetto alla prassi neoliberalista consolidatasi negli anni Ottanta e Novanta. Entrambi i termini contribuiscono a definire ciò che viviamo oggi come una condizione di non eccezione (ne parliamo anche qui).

Questi due sostantivi ci richiamano automaticamente alla memoria l’Olimpo della demenza criminale in cui si sta trasformando la Casa Bianca. Ma il trumpismo — prima o poi, per una ragione o per un’altra — giungerà alla sua fine; la guerra e il caos no, almeno finché non ci sarà un nuovo cambiamento nella lunga e travagliata vita del capitalismo. Gli interessi e gli investimenti — finanziari e politici — dietro questa evoluzione sono incommensurabili, e non prevedono passi indietro. In gioco è una visione del mondo in cui ciò che conta di più è il controllo strategico sulle risorse energetiche e naturali. La funzione svolta da Israele, con tutte le conseguenze che comporta, rientra anch’essa in questa logica.

Due aziende stanno diventando sempre più centrali nello scenario globale così delineato. Grazie alla fama — che definirla sinistra è un eufemismo — del suo fondatore Peter Thiel, Palantir è da qualche anno in prima pagina su giornali e riviste di tutto il mondo. Il sistema Palantir è, in realtà, molto più della sola Palantir. In questo sistema occupa una posizione di rilievo un’azienda che, come la precedente, ha un nome tratto dal Signore degli Anelli, Anduril. Il legame tra le due è strettissimo: l’una non può sopravvivere senza l’altra.

Non essendo giornalisti e non avendo quindi accesso a fonti o archivi specializzati, abbiamo basato la ricerca iniziale su questo mondo su DeepSeek, il chatbot cinese. La fiducia che vi si ripone ha a che fare con un elemento incoraggiante. Ogni informazione presentata viene corredata da uno, ma spesso più, link ad articoli che la supportano. Nella maggior parte dei casi, sono stati pubblicati sulla stampa nordamericana, la cui lettura ha confermato le informazioni fornite dal chatbot. Come sempre accade, i link portano ad altri link, il che ha permesso di ricostruire — molto parzialmente, certo — una realtà estremamente complessa.

Anduril nasce per iniziativa di un gruppo di ex collaboratori di Thiel — Brian Schimpf, Trae Stephens e Matt Grimm — nel 2017, nell’ambito di un’iniziativa del tutto concertata con Palantir. Il fondatore iniziale fu in realtà Palmer Luckey. Dopo la vendita a Facebook della sua precedente azienda, per due miliardi di dollari nel 2014, ha dato vita — insieme ai tre ex Palantir e grazie al finanziamento di Thiel e altri speculatori finanziari di venture capital — ad Anduril. Non fu la sola startup che Palantir finanziò. La strategia di business insider dell’azienda di Thiel portò alla creazione di altre, tutte ben collocate nell’orbita di Palantir. Questa strategia è diventata famosa nei media statunitensi, e non solo, con un nome che non lascia dubbi: la Mafia di Palantir. Peter Thiel, in sintesi, ha creato — e sta ancora perfezionando — una macchina da guerra planetaria senza precedenti storici. Gli immensi mezzi finanziari di cui questa macchina della morte dispone rendono la galassia Palantir/Anduril l’attore principale nello scenario bellico che abbiamo di fronte oggi. Inutile dire che il più grande finanziatore e utilizzatore di queste iniziative di “tanatopolitica” è il governo degli Stati Uniti. Ma non è il solo, come vedremo.

Anduril e Palantir stanno svolgendo un ruolo affatto centrale nel “regime di guerra” globale. Non si tratta solo di due aziende che godono di una posizione privilegiata per ottenere contratti ricchissimi. Peter Thiel, Palmer Luckey e alcuni dei loro collaboratori teorizzano, suggeriscono interventi, influenzano le scelte politiche ai livelli più alti. Il primo — oltre ad essere altre cose — è considerato il creatore del Vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, e l’ispiratore dell’orribile e ridicolo Pete Hegseth. Il secondo, che si è definito “sionista radicale“, ha visitato Israele segretamente e ha incontrato il Primo Ministro Netanyahu. Del resto, anche il CEO di Palantir — Alex Karp — non ha mai nascosto di essere un fermo sostenitore di Israele, considerando la difesa dello stato terrorista un imperativo morale ed esistenziale.

I grandi capitali stanno scommettendo su quello che è probabilmente il più grande affare a livello planetario, tenendo conto di tutti gli elementi che lo circondano: la trasformazione della guerra tradizionale in guerra tecnologica condotta da mezzi autonomi. Ancora una volta, è Israele il principale campo di sperimentazione, ed è lì, infatti, dove Kinetica Venture Capital e 8VC di Alex Moore stanno effettuando enormi investimenti in questa direzione. “Operavamo con il modello della Seconda Guerra Mondiale, di carri armati e aerei… e ora è un nuovo paradigma; stiamo ripensando tutto”, ha detto Moore in occasione della sua prima visita in Israele, come riporta un articolo del Jerusalem Post. Il nuovo paradigma non riguarda solo l’applicazione delle tecnologie in sé. Riguarda la funzione della guerra, della molteplicità di guerre simultanee nella definizione di un nuovo scenario globale. La guerra permanente sta riorganizzando il “sistema-mondo”, la funzione delle istituzioni e delle loro relazioni. Nel frattempo, Palantir/Anduril stanno cambiando il senso stesso della guerra.

Il gioco di squadra tra le due aziende ha definito la divisione dei compiti strategici che si sostanzia nel motto “from Edge to Cloud“, dal campo di battaglia al “cervello” centrale. La piattaforma di IA Lattice costituisce il punto di forza maggiore di Anduril. Consta di un sistema di occhi, orecchie e braccia: raccoglie dati sul campo, attraverso sensori, droni e altri equipaggiamenti. Questi dati vengono trasferiti a Palantir, che li elabora, definisce obiettivi e strategie da adottare a diversi livelli di scala. Detto in modo più chiaro: “La Lattice di Anduril gestisce i dati tattici in tempo reale, mentre l’Artificial Intelligence Platform (AIP) e il Maven Smart System [entrambi di Palantir] gestiscono la modellazione dei dati su larga scala e il comando a livello di teatro delle operazioni”, come riportato in un articolo di Investing.com.

Un esempio di questa partnership — sempre a favore di Israele e del Mossad — è l’azione che ha portato alla morte di quadri di Hezbollah negli ultimi mesi del 2024, tramite esplosivi collocati nei walkie-talkie da loro utilizzati. I dati per realizzare l’azione sono stati raccolti ed elaborati dalle due aziende nordamericane e successivamente tradotti in kill-chain dal Mossad e dall’IDF. Quell’attacco rappresenta uno degli esempi più nitidi del processo di gamification (ludicizzazione) della guerra, dove le sovrapposizioni tra realtà “analogica” e realtà virtuale — producendo una realtà mista — sono costanti. Così come è già avvenuto per alcuni modelli operativi in ambito lavorativo — il caso di Amazon —, le operazioni sono gestite e attuate da operatori in centri di comando, dove interagiscono con interfacce digitali, realtà mista e intelligenza artificiale.

Shyam Sankar — direttore della Tecnologia di Palantir — lo ha reso molto chiaro, dicendo che “l’arma più importante e malleabile non sono i missili, ma il software”. Il sistema di Palantir compila i dati provenienti dal mondo reale e li trasforma in un tabellone di gioco, dove sono rappresentati i punti di interesse. Il computer definisce il “campo di gioco” e le azioni da compiere. In quel momento, è Anduril che entra in gioco, eseguendo, attraverso la piattaforma Lattice, i comandi per attivare droni e altri sistemi autonomi di intervento. Tutto avviene su uno schermo che, dopo l'”intervento”, torna ad essere “pulito”. Questo processo fa sì che la cosiddetta kill chain sia molto breve, come in un videogioco. Purtroppo, Gaza, il Libano e l’Iran stanno dimostrando che si tratta di qualcosa di ben lontano dall’essere un gioco.

Per concludere questa descrizione del modello Palantir/Anduril, potrebbe essere utile presentare un brano estratto dal sito di Anduril, chiarificatore del modo in cui la macchina nel suo complesso funziona:

“Forniremo un meccanismo rapido e pronto per operazionalizzare queste nuove capacità di IA direttamente attraverso programmi di produzione della difesa già presenti sul campo. Il Maven Smart System, basato sulla Piattaforma Palantir, offre una piattaforma aziendale di comando missione che integra dati operativi su larga scala e utilizza capacità basate sull’IA per migliorare e accelerare il processo decisionale umano in missioni congiunte, quali intelligence e fuochi. Allo stesso modo, la piattaforma software Lattice di Anduril offre una piattaforma di autonomia di missione in prossimità (edge) che si integra direttamente con sistemi robotici e utilizza capacità basate sull’IA per automatizzare e orchestrare la conduzione di missioni congiunte, quali difesa aerea e ricognizione. Anduril e Palantir stanno unendo questi sistemi complementari, fornendo una capacità operativa continua dal campo all’azienda, che funge da piattaforma di distribuzione per nuove applicazioni di IA che chiunque può costruire. Questa piattaforma è già implementata e in uso da parte di Anduril e Palantir per i propri scopi aziendali e nei contratti governativi, il che consente a questo lavoro di iniziare immediatamente”.

La visione completa di questa macchina e delle sue funzioni va ben oltre l’ambito strettamente bellico. La lettura globale — perfettamente in linea con la filosofia di Thiel — della funzione degli Stati Uniti e dei loro uomini “migliori” è contenuta nel libro di Shyam Sankar Mobilize, e ben sintetizzata da Annie Jacobsen in una presentazione elogiativa del lavoro di Sankar. Si legge sul sito del libro:

“Ciò di cui l’America ha bisogno sono visionari, ribelli e persino eretici per superare l’inerzia burocratica che ha sempre impedito i cambiamenti tettonici. Per troppo tempo, il Pentagono si è inginocchiato all’altare dei processi. Capacitando individui eccezionali e sfruttando il potere del capitalismo e della concorrenza, possiamo liberare il talento e la forza necessari per resuscitare la base industriale, evitare la Terza Guerra Mondiale — e aiutare il nostro paese a costruire, e a vincere”.

Gli interessi di Palantir e Anduril, tuttavia, non si limitano ai due paesi più (dichiaratamente) bellicosi dei tempi spaventosi che stiamo vivendo.

L’Europa sta diventando un campo di conquista di questi due giganti made in USA, e i risultati sono già ben visibili. Tre paesi — Regno Unito, Germania e Polonia — hanno adottato ai massimi livelli il sistema da esse promosso, investendo quote di capitali molto elevate. A causa della sua posizione geografica, che la rende un paese di confine, la Polonia è senza dubbio, tra i tre paesi nominati, quello che sta tessendo i legami più complessi con Palantir e Anduril, nell’ambito della produzione bellica. Gli ordini attribuiti alle due aziende — che ammontano a miliardi di dollari — prevedono l’acquisizione del sistema di IA e cybersicurezza di Palantir, nonché la cooperazione con Anduril per quanto riguarda il sistema di missili autonomi. Il Regno Unito, dal canto suo, è diventato il quartier generale di Palantir in Europa. L’investimento di 1,5 miliardi di sterline servirà affinché Palantir sviluppi capacità alimentate dall’IA — già testate in Ucraina — per accelerare il processo decisionale, la pianificazione militare e la definizione degli obiettivi. In Germania, i negoziati hanno coinvolto principalmente Anduril, attraverso la partnership stabilita con il gigante tedesco della produzione industriale bellica Rheinmetall. L’accordo prevede lo sviluppo e la produzione congiunta di sistemi autonomi definiti dal software per le forze armate europee. Ciò significa che la partnership tra Anduril e Rheinmetall punta a un mercato che va oltre i confini tedeschi, poiché è “adattata alle esigenze individuali dei mercati europei e intende riflettere la filosofia ‘costruito con, e non per'”.

Il resto del mondo non è escluso dagli interessi delle due aziende. Giappone, Corea del Sud, India, Australia, Emirati Arabi Uniti sono solo i paesi dove le partnership con governi e/o aziende locali sono più significative. Inutile dire che la Cina e la Russia hanno piani equivalenti a quelli delle due aziende made in USA. Le differenze sono formali (il ruolo dello Stato, in primo luogo), ma anche sostanziali. Le due superpotenze hanno agito in modo da produrre ecosistemi statali molto complessi e articolati, fondati sugli immensi fondi finanziari di cui dispongono e sulla struttura dei loro eserciti.

In sintesi, sembra che Thiel e gli altri anarco-capitalisti si posizionino in una nuova versione di ciò che Tolkien descrisse negli anni Cinquanta. Il Sauron che essi rappresentano incarna il desiderio di un potere assoluto e paranoico, da raggiungere con tutti i mezzi. L’Anticristo, evocato da Thiel come nemico totale, assume i tratti di una Idra dalle molte teste, il cui obiettivo è opporsi al processo di sviluppo che gli uomini “migliori” stanno imponendo alla Terra di Mezzo. Ciò che egli definisce Anticristo non è altro che la moltitudine di soggetti che, quotidianamente, lottano per una “vita giusta”, perché, come sempre, dove c’è potere, c’è resistenza. (Continua).


Articolo pubblicato originariamente su Esquerda.net


Rodrigo Magalhães è libraio a Lisbona. Ha pubblicato Cinerama Peruana (2013, Quetzal) e Os Corpos (2017, Quetzal). Collabora occasionalmente con riviste online portoghesi e italiane.

Stefano Rota è ricercatore indipendente. Gestisce il blog “Transglobal”. Le sue più recenti pubblicazioni collettive sono La fabbrica del soggetto. Ilva 1958-Amazon 2021 (Sensibili alle foglie, 2023), e in G. Ferraro (a cura di), Altraparola. La figura di sé (Efesto Edizioni, 2024). Collabora occasionalmente con riviste online italiane e lusofone.

by : tinakanoumegk

 - 13/05/2026

La finanza ed i “crimini contro l’umanità”

Fonte: Fabrizio Pezzani

La Storia ha sempre presentato  violenze e drammi fatti da imperatori , dittatori , regimi politici sanguinari .. con un elenco infinito di tragedie e di stermini di massa, “ l’uomo non è un essere mansueto “ , scriveva S. Freud. Di fronte a questidrammi nel tempo si è formata una maggiore coscienza ed alla fine della seconda guerra mondiale venne costituito il Tribunale speciale diNorimberga per giudicare i crimini di guerra del nazionalsocialismo e dei suoi tragici attori. Il processo di Norimberga nell’affermare “i crimini di guerra come crimini contro l’umanità” è stato una pietra miliare nella storia e nella ricerca di una forma di giustizia per frenare gli eccessi dell’animo umano che sono sempre continuati ma spesso colpevolmente dimenticati perché lontani dagli interessi prevalenti.

Esistono anche forme di oppressione e distruzione di massa che sono più “intangibili “nelle loro manifestazioni ma la dolosità evidente di queste forme di oppressione nasconde la mano e la responsabilità di chi le commette ; nella finanza queste mani sono nascoste da schermi di infiniti società fantasma collocate in paradisi fiscali spesso inagibili ; la finanza dietro questi schermi diventa una forma di arma non convenzionale da guerra con effetti destabilizzanti su paesi e collettività che finiscono per generare povertà e disuguaglianze inaccettabili.

 Forse è giunta l’ora di domandarsi se questa finanza e chi la manovra possano essere considerati un “crimine contro l’umanità “ e portati ad un ipotetico tribunale di “ Norimberga 2” :proviamo a chiarire il senso , il percorso storico e l’evidenza dell’accusa cominciando a chiarire le definizione dei crimini contro l’umanità e se possa riguardare la finanza: “La locuzione crimini contro l’umanità definisce le azioni criminali che riguardano violenze ed abusi contro popoli o parte di popoli, o che comunque siano percepite, per la loro capacità di suscitare generale riprovazione, come perpetrate in danno dell’intera umanità. I crimini contro l’umanità sono in genere distinti dai crimini di guerra “.

Il percorso storico che porta la finanza al ruolo di fattore intangibile potenzialmente criminale può essere indicato in tre momenti precisi:

-Il primo momento determinante è il 15 agosto,1971, quando Nixon dichiara la fine del “gold exchange standard”, in quella precisa data tutto il mondo occidentale cambia come emerge dai grafici. Con la fine della convertibilità del dollaro in oro vengono creati due mondi opposti, quello infinito e non  misurabile della carta moneta ,stampabile all’infinito, e quello reale , finito e misurabile in cui viviamo . I due mondi sono incompatibili ma gli interessi dominanti hanno imposto una dolosa e falsa verità, noi lo scopriremo con il petrodollaro, con un’inflazione devastante e con le domeniche in bicicletta; (Continua dopo la foto)

-La caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989 ,leva di mezzo l’ ostacolo Russo e nel decennio successivo la finanza prepara il suo “ red carpet “ in un continuum di assalti alla sovranità dei paesi ai confini dell’impero : Cile, Messico (tequila-bond), Argentina (tango-bond), Brasile (samba-bond) , Filippine, in Thailandia, Malesia, Corea del Sud..; il tutto sotto silenzio . Il decennio sigla la collusione tra Accademia, Finanza e Politica con premi Nobel finti e strumentali che ammantano la finanza di verità incontrovertibile ma falsa, con un doloso, colpevole e suddito silenzio di tutti;

-Il 12 ,Novembre , 1999 , Alan  Greenspan uccide definitivamente , quello che era rimasto, la regolamentazione monetaria , della Glass-Steagall-Act ,fatta nel 1933 dall’italiano Ferdinand Pecora per bloccare la speculazione che aveva creato la grande depressione , contemporaneamente Greenspan deregolamenta totalmente i derivati che stravolgono il mercato finanziario . La finanza finta, staccata dal modo reale, santificata da conniventi Nobel e deregolamentata diventa un’arma da distruzione di massa che colpirà dolosamente tutti i paesi occidentali che subiscono in silenzio. Greenspan ha gravissime responsabilità ma rimane sotto tutela.

Poi tutto avviene sotto i nostri occhi, drammaticamente a nostro danno ma manipolato dai media come la crisi dei sub-prime del 2008 che devasta il mondo, eppure le cinque banche d’affari colpevoli vengono salvate perché “ too big too fail “ , anche se non è vero ma in questo modo si cancellano tutte le leggi antimonopolio e si apre la strada alla più grande bolla della storia . L’attacco all’euro viene pianificato nel febbraio del 2010 come riportato da “ Wall Street Journal “ e “ “ Repubblica “ ,l’attacco parte in Aprile  con la Grecia , il Portogallo , l’Irlanda ed in Agosto segue la Spagna ;nel 2011 l’attacco doloso tocca a noi in Settembre con uno spread , parola sconosciuta ,che s’impenna di colpo   per crollare in modo illogico dopo , i grafici mostrano chiaramente l’evidenza del dolo ma ancora il silenzio diventa la parola d’ordine. Poi tutte le volte che gli andamenti del paese, ci fermiamo al nostro, possono creare problemi si va di spread e di rating   che sono privi di significato scientifico, (la tripla AAA agli Usa prossimi al collasso dovrebbero fare riflettere sulla manipolazione)ma i media asserviti sembrano ignorare tutto.  La finanza oscura l’economia reale che ne diventa l’ancella cioè tutto il contrario di quello che dovrebbe essere. 

La finanza è colpevole di “ crimini contro l’umanità “  ? I fatti sembrerebbero confermarlo, forse non potremo fare nulla ma almeno possiamo prenderne coscienza ed evitare di farci prendere in giro.

 

Posted on : Πέμπτη 7 Μαΐου 2026 [ 0 ] comments Label:

17 ΠΡΟΣΦΑΤΑ ΑΡΘΡΑ- ΧΡΗΣΙΜΕΣ ΑΠΟΨΕΙΣ ΕΠΙΚΑΙΡΟΤΗΤΑΣ ΑΠΟ ΤΗΝ ΙΣΤΟΣΕΛΙΔΑ styga.gr 1. Ουλπιανός και Τζαβέλλας: Ίδιες θέσεις!!! 2. Εξουσία και καταστάσεις κοινής πραγματικότητας 3. Το τέλος του πετρελαίου; Καθώς οι κρίσεις καυσίμων καταρρέουν, 53 έθνη συγκεντρώνονται για να σχεδιάσουν τη σταδιακή κατάργηση των ορυκτών καυσίμων. 4. Διεθνής του φασισμού (*) 5. Ακροναυπλιά: Μια απόδραση που δεν έγινε ποτέ και μια παράδοση κρατουμένων στους Ναζί καθοδηγούμενη από το ΚΚΕ 6. Οι περιοχές της Περιφέρειας Δυτικής Ελλάδας που θα απαγορεύεται η κυκλοφορία κατά τις ημέρες πολύ υψηλού κινδύνου πυρκαγιάς ή συναγερμού 7. Πυρηνικός χειμώνας 8. Πολυμέρης Βόγλης: Η Πολιτική Βία Και Η Φωνή Της Αντίστασης Στη Χούντα 9. Όταν το Ιράν επικρατεί εκμεταλλευόμενο στην εντέλεια τα χαώδη κενά των σχεδίων του Τραμπ! 10. Στην δίνη της Γ’ Παγκόσμιας Ανθρωποσφαγής: Κοινωνική αντίσταση κι ο σπόρος αυτοκαταστροφής της εξουσίας 11. Γης Μαδιάμ του 21ου αιώνα 12. Μέσα κοινωνικής δικτύωσης, η ψευδαίσθηση της ελεύθερης επικοινωνίας 13. Ρητορική του τρόμου 14. Οι ψεύτες με τα πλαστά πτυχία και οι Καραμπουζούκηδες 15. Sam Dolgoff: Παρανοήσεις για τον Αναρχισμό 16. Τον 19ο αιώνα, ο Proudhon μίλησε ήδη για την ανάπτυξη της εργασίας 17. Η παράκτια αστικοποίηση απειλεί τη θαλάσσια ποικιλομορφία και θέτει σε κίνδυνο την κλιματική ανθεκτικότητα των πόλεων.

by : tinakanoumegk



17 ΠΡΟΣΦΑΤΑ ΑΡΘΡΑ- ΧΡΗΣΙΜΕΣ ΑΠΟΨΕΙΣ ΕΠΙΚΑΙΡΟΤΗΤΑΣ ΑΠΟ ΤΗΝ ΙΣΤΟΣΕΛΙΔΑ styga.gr
1. Ουλπιανός και Τζαβέλλας: Ίδιες θέσεις!!!
2. Εξουσία και καταστάσεις κοινής πραγματικότητας
3. Το τέλος του πετρελαίου; Καθώς οι κρίσεις καυσίμων καταρρέουν, 53 έθνη συγκεντρώνονται για να σχεδιάσουν τη σταδιακή κατάργηση των ορυκτών καυσίμων.
4. Διεθνής του φασισμού (*)
5. Ακροναυπλιά: Μια απόδραση που δεν έγινε ποτέ και μια παράδοση κρατουμένων στους Ναζί καθοδηγούμενη από το ΚΚΕ
6. Οι περιοχές της Περιφέρειας Δυτικής Ελλάδας που θα απαγορεύεται η κυκλοφορία κατά τις ημέρες πολύ υψηλού κινδύνου πυρκαγιάς ή συναγερμού
7. Πυρηνικός χειμώνας
8. Πολυμέρης Βόγλης: Η Πολιτική Βία Και Η Φωνή Της Αντίστασης Στη Χούντα
9. Όταν το Ιράν επικρατεί εκμεταλλευόμενο στην εντέλεια τα χαώδη κενά των σχεδίων του Τραμπ!
10. Στην δίνη της Γ’ Παγκόσμιας Ανθρωποσφαγής: Κοινωνική αντίσταση κι ο σπόρος αυτοκαταστροφής της εξουσίας
11. Γης Μαδιάμ του 21ου αιώνα
12. Μέσα κοινωνικής δικτύωσης, η ψευδαίσθηση της ελεύθερης επικοινωνίας
13. Ρητορική του τρόμου
14. Οι ψεύτες με τα πλαστά πτυχία και οι Καραμπουζούκηδες
15. Sam Dolgoff: Παρανοήσεις για τον Αναρχισμό
16. Τον 19ο αιώνα, ο Proudhon μίλησε ήδη για την ανάπτυξη της εργασίας
17. Η παράκτια αστικοποίηση απειλεί τη θαλάσσια ποικιλομορφία και θέτει σε κίνδυνο την κλιματική ανθεκτικότητα των πόλεων.